Visualizzazione post con etichetta luoghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta luoghi. Mostra tutti i post

domenica 6 ottobre 2013

Casa dell'Architettura


Dalle parti della stazione Termini, passeggiando verso le vie parallele ai binari, in piena civiltà afroromana, si arriva a questo edificio dalla pianta ellittica, una sorta di pantheon nato come acquario (!), il cui pian terreno ospita conferenze e dibattiti ragionevolemente di architettura e dintorni. Proprio sui dintorni era incentrata la mostra dedicata a Calvino, che correva lungo il passeggio circolare al primo piano, con affaccio sulle sedie in fila e sui vocioni degli operai affaccendati a preparare chissà quale evento. Forse per mia poca voglia, forse per un pò di maldisposizione infusa dall'aria scioperata degli anziani signorotti messi a custodia del luogo, la mostra mi è sembrata pretestuosa e arida. Italo Calvino, uno dei più lucidi intellettuali italiani, viene citato su cartelloni dai caratteri minuti, evocato da collage di dubbio design, associato a immagini che dovrebbero richiamare le utopie del suo scritto più architettonico "Le Città Invisibili". Il tutto poteva essere meglio congegnato, con meno sciatteria e un pò più di passione e impegno, entrambi in teoria richiesti come minimo accorgimento per adeguarsi a un'occasione simile.
Tra le istallazioni accostate a Calvino una opera di Tonel, l'artista cubano Antonio Eligio Fernández, che in modo scherzoso presenta "Autoretratto a los 50 años", parodia di un regime con libertà di parola completamente nulla.

Altra opera, questa direttamente ispirata al letterato nato a Cuba, è quella di Enrico Frattaroli. Un libro "gualcito", tante pagine da "Se una notte d'inverno un viaggiatore" che formano un bouquet cartaceo, rimando alla moltitudine di sentieri che il romanzo, come fossero rose, offre al lettore (per poi deluderlo con il repentino sfiorire di ogni trama).
Una ciliegina appena uscito dalla struttura: adocchio un bagno, di lato al bar, con accesso da una breve discesetta "carrozzabile". Uno degli usceri mi fa: "Signò, deve andà ar bagno? Non può passà da dentro? Sennò qua me tocca sempre stà a aprì e chiude...". Mah!

domenica 8 settembre 2013

Lago di Martignano


Pranzo di battesimo, un pò fuori porta, Cassia Veientana, quindi strada per Campagnano, infine svolta verso la Valle del Baccano per poi ritrovarsi sul sentiero in salita che porta alla tenuta di Martignanello; un'arrampicata con la macchina un pò ostica (è riserva naturale, il tratto non può essere asfaltato) ma una volta scavallata l'altura vulcanica ecco la sorpresa di aver raggiunto un luogo insolito...un piccolo lago attorniato da basse colline, boschetti e prati che trasmettono un senso di ordine naturale, non una selva caotica ma un luogo caro a qualche spirito della tranquillità, che a volte esige un paesaggio con una certa spontanea misura in terra e flora; tollerata ma non benvoluta la presenza dell'uomo, accompagnato da soli silenziosi mezzi meccanici (barche a vela o mountain bike). A corroborare le buone sensazioni un giro postumo su Wikipedia: sul lago Luigi Comencini, sfruttando la magia dell'atmosfera rarefatta, mise su la casa della Fata Turchina per il suo Pinocchio (insieme alle Saline di Tarquinia, anche loro background di alcune scene con la fatina).

mercoledì 1 agosto 2012

Penitenti

In Polonia la miniera per antonomasia è quella di sale a Wieliczka, nei dintorni di Cracovia; un tempo il sale di questa miniera garantiva un terzo delle entrate di tutto il regno. Una delle occupazioni più particolari dei minatori li vedeva strisciare con abiti umidi lungo i cunicoli e bruciare, con una lanterna legata a un lungo bastone, tutto il metano che si accumulava sul soffitto. Nel medioevo tutto questo doveva avere un sapore magico e gli eccellenti minatori-scultori hanno testimoniato nel sale anche il lavoro dei "penitenti".

Come spin-off a sorpresa si veda anche il gioco da tavolo Magnus Sal, creato da designer polacchi ispirandosi proprio a queste leggendarie miniere.

lunedì 6 settembre 2010

L'Italia conquistatrice...

Passando in autobus da corso Vittorio per la prima volta ho cercato di leggere e, soprattutto, capire la scritta sulla facciata di un palazzo dell'INA "Italiae fines promovit bellica virtus et novus in nostra funditur urbe decor". La traduzione (grazie a internet) è più o meno "La virtù bellica espande i confini dell'Italia e dona nuova bellezza alla città". Anno di costruzione 1937.